INNO AD ATENA

Atena, signora della guerra,
talora vaghi per i prati
di Coronea, davanti al tempio
lungo il Coralio.



BRINDIAMO

Finalmente, prendiamoci una sbornia!
Beviamo a viva forza: è morto Mirsilo.



TIMORE

S'acquattano l'uccelli
quando balena l'aquila.




A MELANIPPO

Melanippo, ubriacati con me!
Varcati i vorticosi gorghi d'Acheronte,
credi ancora di poter rivedere
la chiara luce del sole?
Amico, smetti di sognare.

Anche Sisifo, figlio di Eolo,
il più saggio tra i re mortali,
credette un giorno
di sfuggire alla morte.

Eppure, una volta passato l'Acheronte,
anch'egli fu tratto dal fato.
E ora sta là, sotto terra,
a patire i tormenti
che gl'infligge il re figlio di Crono.




IL FIUME EBRO

Ebro, meraviglioso fiume,
che sfociavi nel cupo mare di Eno.
Rompevi il mugghio
dei pascoli traci.

Sulle rive, fanciulle come sciami.
Dolci mani che accarezzano tenere carni,
come l'olio l'acqua degli dei.




AL FRATELLO DI ANTIMENIDA

Giungesti dai confini del mondo.
In mano una spada con l'elsa d'avorio,
legata in oro.

Pugnasti coi Babilonesi,
ricoprendoti di gloria
e scampando a mille insidie.

Uccidesti un guerriero gigantesco,
alto cinque cubiti meno un solo palmo.




PREGHIERA AI DIOSCURI

Lasciate l'isola di Penelope
e apparite a noi propizi,
audaci figli di Zeus e di Leda,
Castore e Polluce!

Voi che per terra e per mari
correte su rapidi cavalli.
Per voi è facile salvare i naviganti
da una morte gelida.

Balzate sui pennoni e brillate
nell'avversa notte
attorno alle gòmene.
Rischiarite le oscure navi.




LA TEMPESTA

Non decifro la furia dei venti
e il mare grosso, l'onde che
s'increspano e s'infrangono.
Ormai siamo alla deriva.

Rigurgidi d'acqua, squarci enormi
in su la vela. Anche le sartie
cedono...



Frammenti
1

Presto qualcuno ponga intorno al collo
intrecciate ghirlande di aneto
e sul petto mi versi soave profumo.

2
Odo giungere la primavera
vestita di fiori...
Su presto! mescete un cratere di vino
e dolce esso sia...

3
Addoloràti per le nostre sventure,
i Lidi, o padre Zeus, diedero a noi
duemila stateri, se mai potessimo venire
alla sacra città.

4

Questo sacro recinto,
grande, comune, sul colle assolato,
i Lesbi posero; e qui innalzarono altari
agli dèi beati;
 
e Antiao denominarono Zeus,
ed Eolia te, la dea gloriosa
genitrice di tutto; e questo terzo
denominarono Kemelios,
 
Dioniso crudivoro. Con animo
benigno, suvvia, il nostro voto
ascoltate: da questi affanni
liberateci e dall'esilio penoso:
 
il figlio di Irra sia perseguitato
dalle Erinni di quelli; ché una volta giurammo,
dopo il sacrificio, di non tradire mai
nessuno degli amici:
 
o morti, rivestiti di terra,
giacere per mano di quelli che allora comandavano,
o dopo averli uccisi noi,
liberare dalle pene il popolo.
 
Fra tutti, il pancione non parlò
con il cuore; ma calpestò facilmente
i giuramenti, e adesso divora
la nostra città.
 
Eppure, nessun favore hanno avuto da noi,
e neppure ci conoscono. Ma lui, come volpe
astuta, dopo aver predetto un esito facile,
sperava di sfuggire

5

La grande stanza luccica
di bronzo; la sala è adorna per Ares
di elmi lucenti, sui quali ondeggiano
bianchi cimieri equini,
ornamento per la testa d'eroi.
Schinieri di bronzo, splendenti,
tutt'intorno disposti, difesa dal forte
dardo, nascondono i chiodi.
E corazze di lino nuovo:
scudi concavi giù deposti:
e accanto, lame calcidesi;
e accanto, molte cinture e tuniche corte.
Tutto questo non possiamo noi dimenticare
una volta cominciata quest'impresa.

6

Non comprendo lo scontro dei venti:
da una parte rotola l'onda
e dall'altra; e noi nel mezzo
siamo trascinati con la nave nera,
 
spossati molto dalla grande tempesta.
L'acqua già invade la base dell'albero:
la vela è tutta trasparente
per i grandi squarci:
 
le sartìe cedono, e i timoni
che resistano almeno le scotte
 
strette alle funi: questo solo potrebbe
salvarmi. Il carico è tutto fuori disperso

7

Ora, bisogna ubriacarsi. Ora, bisogna che ognuno
a forza beva: Mirsilo è morto.

8

Non dobbiamo abbandonare l'animo alle sventure:
nessun vantaggio trarremo a tormentarci.
La migliore medicina, o Bicchi,
è procurarci il vino e ubriacarci.

9

ZEUS

Zeus manda pioggia. Un grande inverno
dal cielo. Son ghiacciati i corsi d’acqua
E ammazzalo l’inverno. Butta fuoco,
mesci senza risparmio vino buono,
gira la lana morbida sul capo.


10

Il figlio di padre ignobile,
Pittaco, con grandi lodi - tutti, compatti - elessero
tiranno della città senza bile e sventurata.

11

Beviamo! Perché aspettiamo le lucerne? Un dito è questo giorno.
Prendi giù le grandi coppe variopinte, o amico.
Come oblio degli affanni, il figlio di Zeus e di Semele
ha dato agli uomini il vino. Mescolane una parte a due di acqua
e versa coppe piene fino all'orlo; e una coppa scacci
l'altra...

12

Inumidisci i polmoni di vino. La Costellazione compie il suo giro.
La stagione è soffocante. Tutto ha sete per la calura.
Dai rami echeggia dolce la cicala.
Fiorisce il cardo. Ora, le donne sono più impure,
e i maschi smunti: la testa e le ginocchia
Sirio brucia...

13

Intorno al collo qualcuno ci ponga
corone intrecciate di aneto,
e sul petto a noi versi
dolce profumo.






MUSICA
SIMILE A UN DIO