CATULLO


VITA E AMORE. A NOI DUE LESBIA

Vita e amore a noi due Lesbia
e ogni acida censura di vecchi
come un soldo bucato gettiamo via.
Il sole che muore rinascerà
ma questa luce nostra fuggitiva
una volta abbattuta, dormiremo
una totale notte senza fine.
Dammi baci cento baci mille baci
e ancora baci cento baci e mille baci!
Le miriadi dei nostri baci
tante saranno che dovremo poi
per non cadere nelle malie
di un invidioso che sappia troppo,
perderne il conto scordare tutto.



COME AVREI POTUTO


Come avrei potuto maledire la mia vita
se degli stessi occhi mi è più cara?
Fosse così non ti amerei con questa rabbia:
ma tu d'ogni sciocchezza fai un dramma.
Se contro ogni speranza ottieni
ciò che desideravi in cuore,
una gioia insolita ti prende.
E questa è la mia gioia, più preziosa dell'oro:
a me tu ritorni, a me, Lesbia,
a un desiderio ormai senza speranza,
al mio desiderio ritorni,
a me, a me tu ti ridai.
O giorno luminoso! Chi vivrà più felice?
chi potrà mai pensare vita
più, più desiderabile di questa?
Eterno, anima mia, senza ombre
mi prometti questo nostro amore.
Mio dio, fa' che prometta il vero
e lo dica sinceramente, col cuore.
Potesse durare tutta la vita
questo eterno giuramento d'amore.



A CHI DEDICHERO'


A chi dedicherò questo libretto,
nuovissimo e prezioso, ancora lucido
di pietra pomice? A te, Cornelio,
che alle piccole mie cose dai valore
fin da quando, tu solo, osavi mettere
in tre pesanti e dottissimi tomi
tutta, mio dio, la storia universale.
Per quel poco che vale, il mio libretto
consideralo tuo. E tu, musa,
concedi a questi versi lunga vita.
 

 
PASSER, DELICAE MEAE PUELLAE
 
Ehi, passero, delizia della mia
ragazza! Lei ti tiene sul suo seno,
gioca con te, ti provoca col dito,
che tu becchi rabbioso. Il desiderio
incandescente trova un non so che
di requie in questo gioco, quando il fuoco
che m’arde s‘acquieta. Ah, fammi giocare
con te, come fa lei, per strapparmi
da dentro il cuore la malinconia.
 


LUNGETE, O VENERE

 
    
Piangi, Venere, e piangi tu, Cupìdo,
piangete tutti, uomini gentili:
il passero che lei, la mia ragazza,
amava più degli occhi, non c’è più!
E’ morto l’uccellino del mio amore!
Come un bambino la riconosceva,
le saltellava intorno e non voleva
allontanarsi mai. Solo per lei
cinguettava. Ora cammina in silenzio
lungo la via oscura da cui nessuno
fa mai ritorno. Sia maledetta
la morte senza cuore che divora
tutte le cose belle! Il passerotto,
il povero uccellino, non c’è più!
Piange la mia ragazza e i suoi occhi,
si gonfiano e s’arrossano di lacrime.
 
 

VIVIAMO NELL'AMORE

 
   
Viviamo nell’amore, Lesbia mia!
E i vecchi astiosi e i loro brontolii
non valgano per noi neanche un centesimo.
Ogni giorno finisce e poi ritorna,
ma quando il breve giorno della vita
avrà visto il tramonto, dormiremo
una notte senza fine. Ora dammi
mille baci, poi cento e poi altri mille,
e ancora cento, mia cara, e ancora mille.
Quando saranno cento volte mille
confonderemo i conti, che nessuno
possa farci il malocchio, conoscendo
un così grande numero di baci.
 
 

QUANDO SARO' SAZIO DI BACI

 
 
Quando sarò sazio di baci? Questo
mi chiedi, mia Lesbia? Quando saranno
tanti come i granelli delle dune
che assediano i filari di Cirene,
tra il rovente oracolo di Giove
e l’urna sacra dell’antico Batto;
quando saranno tante come in cielo,
nel silenzio della notte, le stelle
che guardano dall’alto degli uomini
gli amori clandestini. Ecco, tu baciami
con così tanti baci che i pettegoli
non possano contarli e far malie.
Solo così sarà sazio Catullo.

 

POVERO CATULLO, COSA SPERI..
 
   
 
Ah, povero Catullo, cosa speri?
Quando una cosa è finita, è finita.
Come il sole brillarono i tuoi giorni,
quando colei, che tu amasti come
nessuna al mondo mai sarà più amata,
diceva “vieni” e tu, pronto, correvi.
Nessun gioco d’amore ti negava:
ciò che volevi tu, lei lo voleva.
Come il sole brillarono i tuoi giorni!
Ora non vuole più e tu sii forte,
non inseguirla come un accattone.
Se ti ha lasciato, lasciala, che vada!
Addio, ragazza, vedi, il tuo Catullo
resiste. Non verrò mai più a cercarti,
non ti voglio per forza, però tu,
ora che non ti voglio, piangerai.
Che cosa ti darà di più la vita?
Chi ti amerà? Di chi sarai l‘amante?
Chi bacerai? Chi morderà le labbra…
Ma tu resisti, Catullo, resisti.
 
 

A TE IN BOCCA

 
   
A te in bocca e a te dritto nel culo
voglio ficcarvelo, Aurelio e Furio.
Pensate, succhiacazzi e rottinculo,
che sia dei vostri perché ho scritto qualche
verso libidinoso? Il poeta
deve essere casto, ma chi ha detto
che lo devono essere i suoi versi?
Se non fossero lascivi e spudorati
sarebbero scipiti e senza nerbo,
incapaci di farglielo grattare,
non dico ai ragazzini, ma ai pelosi
scimmioni che non danno più di schiena.
Ma voi, perché leggete, brutte checche,
di migliaia di baci, giudicate
me come un effeminato? In bocca,
Furio e Aurelio, ve lo ficco, e nel culo.

 

MIA DOLCE IPSTILLA

 
   
Amore mio, Ipsitilla, io ti prego,
fichetta mia, delizia, di aspettarmi:
oggi vengo da te, nel pomeriggio.
Dimmi di sì, tesoro, non sprangare
la porta e non uscire, resta in casa
e tienti pronta. Almeno nove volte
ho voglia di scoparti. Anzi, se vuoi,
dimmi “vieni” soltanto e arrivo subito.
Son qui, sdraiato dopo pranzo, e supino
alzo col cazzo tunica e mantello.
 


LESBIA NOSTRA

 
   
Ah, Celio, la mia Lesbia, la mia Lesbia
quella Lesbia che ho amato
più di ogni cosa e di me stesso, quella,
agli angoli di strada e nei vicoli
ora lo succhia a tutti quanti i figli
del grande padre Remo



PER MOLTE GENTI



Per molte genti e molte acque di mare portato,
vengo, fratello, a queste esequie dolorose
per consegnarti l'estremo dono di morte
e invano parlare, alla tua muta cenere,
poi che la sorte te, proprio te, mi ha rapito,
ah infelice fratello, crudelmente strappatomi.
Ed ora queste offerte, che per l'antico costume
dei padri, ti reco, triste dono alle tombe,
accoglile, grondanti di molto pianto fraterno.
E per l'eternità addio, fratello, addio



QUELLO CHE A ME SEMBRA

Quello a me sembra pari a un dio,
quello, se è lecito dirlo, superiore agli dèi,
che, seduto di fronte a te a te, senza interruzione
ti guarda e t'ascolta
mentre sorridi dolcemente,e ciò sottrae
a me infelice ogni sensazione: perchè non appena,
Lesbia, ti guardo, non mi restano
più parole;
ma la lingua s'intorpidisce, una fiamma sottile
s'insinua nelle mie membra, di un suono interno
mi ronzano le orecchie, una duplice notte
sui miei occhi si stende.
L'ozio, Catullo, è per te dannoso:
per l'ozio ti esalti e sei troppo eccitato;
l'ozio ha mandato in rovina un tempo
re e città fiorenti.




Ti odio e ti amo. Come possa fare ciò, forse ti chiedi.
Non lo so, ma sento che così avviene e me ne tormento.
                                                                                                   

                                                                                                     MUSICA DE ARPA