8  MARZO - FESTA DELLA DONNA
                                                                                             
 



Greve o donna, è il tuo paniere

Affonda i piedi stanchi nell'acqua.
Il vento di mezzodì ti passerà le dita fra le chiome;
le colombe gemeranno le lor nenie suadenti al sonno,
le fronde bisbiglieranno i segreti che s'annidano nelle ombre.
Che importa se le ore trascorrono e tramonta il sole?
e attraverso la desolata landa la via
si perde nella luce vanente?
Laggiù è la mia casa, presso la siepe
del biancospino in fiore;
Preparerò un letto, e accenderò una lampada.
Sul mattino, quando gli uccelli sian destati dall'affannarsi
dei mungitori delle mucche, io sveglierò anche te.

Rabindranath Tagore




La donna

Chi l'ha criata è stato nu grand'ommo
nun ' o vvoglio sapé, chi è stato è stato;
è stato 'o Patetemo? E quanno, e comme?
Ch'avite ditto? 'O fatto d' 'a custata?
ma ' a femmena è ' na cosa troppo bella,
nun 'a puteva fà cu' 'a custatella!
Per carità, non dite fesserie!
mò v' 'o ddich'io comm' è stata criata:
è stato nu lavoro' e fantasia,
è stata 'na magnifica trovata,
e su questo non faccio discussione;
chi l'ha criata è gghiuto 'int' 'o pallone!

Totò




La  mimosa per le donne


Donna, dell'alma mia parte più cara,
perché muta in pensoso atto mi guati,
e di segrete stille
rugiadose si fan le tue pupille?
Di quel silenzio, di quel pianto intendo,
o mia diletta, la cagion. L'eccesso
dei miei mali ti toglie
la favella, e discioglie
in lagrime furtive il tuo dolore.
Ma datti pace, e il core
ad un pensier solleva
di me più degno e della forte insieme
anima tua. La stella
del viver mio s'appressa
al suo tramonto: ma sperar ti giovi,
che tutto io non morrò: pensa che un nome
non oscuro io ti lascio, e tal che un giorno
fra le italiche donne
ti fia bel vanto il dire: Io fui l'amore
del cantor di Bassville,
del cantor che di care itale note
vestì l'ira d'Achille,
Soave rimembranza ancor ti fia,
che ogni spirto gentile
ai miei casi compianse (e fra gl'Insùbri
quale è lo spirto che gentil non sia?).
Ma con ciò tutto nella mente poni,
che cerca un lungo sofferir chi cerca
lungo corso di vita. Oh mia Teresa,
e tu del pari sventurata e cara
mia figlia! Oh voi, che sole d'alcun dolce
temprate il molto amaro
di mia trista esistenza, egli andrà poco
che nell'eterno sonno, lagrimando,
gli occhi miei chiuderete! Ma sia breve
per mia cagione il lagrimar: ché nulla,
fuor che il vostro dolor, fia che mi gravi
nel partirmi da questo,
troppo ai buoni funesto,
mortal soggiorno, in cui
così corte le gioie e così lunghe
vivon le pene: ove per dura prova
già non è bello il rimaner, ma bello
l`uscirne e far presto tragitto a quello
dei ben vissuti a cui sospiro. E quivi
di te memore, e fatto
cigno immortal (ché dei poeti in cielo
l'arte è pregio e non colpa) il tuo fedele,
adorata mia donna,
t'aspetterà cantando,
finché tu giunga, le tue lodi; e molto
de' tuoi cari costumi
parlerò co' Celesti, e dirò quanta
fu verso il miserando tuo consorte
la tua pietade; e l'anime beate,
di tua virtude innamorate, a Dio
pregheranno che lieti e ognor sereni
sieno i tuoi giorni, e quelli
dei dolci amici che ne fan corona:
principalmente i tuoi, mio generoso
ospite amato, che verace fede
ne fai del detto antico,
che ritrova un tesoro
chi ritrova un amico.

Vincenzo Monti




Alla donna

Esulta donna
ma non ornarti
di mimosa.
Essa. come meteora
farinosa e fragile
in breve tempo
putrescente diventa.
La tua fronte inghirlanda
del sempreverde, coriaceo alloro.
Tu opera perfetta
di Dio
tu anelata dagli uomini
per te, i poeti limano il verso
ornandolo di fiori
di erbe e gemme preziose.
Tu incanto e sogno
tu giorno e notte
tu bramata dal lieve pennello
che la tua beltà
sempre tratteggia.

Rosa Staffiere



Corpo di donna

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
tu rassomigli al mondo
nel tuo atteggiamento d'abbandono.
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.
Sono stato solo come una galleria.
Da me fuggivano gli uccelli
e in me la notte entrava,
con la sua invasione possente.
Per sopravvivermi tì ho forgiata come un'arma,
come una freccia al mio arco,
come una pietra nella mia fionda.
Ma cade l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell'assenza!
Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo dì donna mia, persisterò nella tua grazia

Pablo Neruda





A una passante

La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna,
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo... poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di qui! Troppo tardi! Forse mai!
Perché ignoro dove fuggi, né tu sai dove vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!

Charles Baudelaire



Eleanor

Le sere d'autunno mi ricordano te
I boschi giacciono bui, il giorno si scolora
ai bordi dei colli in rosse aureole.
In un casolare vicino piange un bimbo.
Il vento se ne va a passi tardi
attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie.
Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi,
l'estranea solitaria falce di luna
con la sua mezza luce da terre sconosciute.
Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero.
La sua luce avvolge il bosco, il canneto, lo stagno
e il sentiero con pallido alone melanconico.
Anche d' inverno in notti senza luce
quando alle finestre vorticano danze di fiocchi
e il vento tempestoso, ho spesso l' impressione di guardarti.
Il piano intona con forza ingannevole
e la tua profonda e cupa voce di contralto
mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne.
La mia mano afferra alle volte la lampada
e la sua luce tenue posa sulla larga parete.
Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda
mi conosce bene e mi sorride, stranamente.
Ma io ti bacio mani e capelli
e sussurro il tuo nome.

Herman Hesse



Donna, non sei soltanto l'opera di Dio

Donna, non sei soltanto l' opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immoralità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d' estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna, e per metà sei sogno.

Rabindranath Tagore



Donna

16 anni
e 90 frustate,
pena islamica giusta
per l’insolente ragazzina,
per la femmina ribelle,
per la delinquente puttana
che andò a scuola col telefonino a fotocamera,
disobbedendo agli ordini,
ribellandosi al sequestro,
tirando la tazza in testa
a chi dell’ordine era garante:
un’altra donna,
carceriera ossequiosa
di virtù femminili.

Sarà frustata
per 90 volte,
90 colpi,
davanti alle compagne,
esempio per tutte.
Perchè si deve obbedire.

90 frustate,
90 ferite sanguinanti,
90 brandelli di carne
strappati da una schiena maciullata.
90 cicatrici
che nessun maschio vorrà vedere
su quel giovane corpo di donna
nascosto da un manto nero.

Legge giusta,
pare,
di una società giusta,
pare,
che in nome di un Dio
uccide le sue figlie.

Autore sconosciuto


A mia madre

Per ogni secondo
che lento scorre
regalami un sorriso.

Ogni triste momento
stammi accanto
e cullami ancora.

Ancora domani
fammi sentire
sentinella d’amore.

Per ogni caduta
prendimi e donami
solo un alito di forza.

Certe notti scure
fammi tu luce
e prendimi per mano.

Nei giorni lontani
sarò il bastone
che paziente ti seguirà.

Ogni volta ricordami
che nacqui dall’amore
e con amore ti ricorderò

Raf



Buon 8 marzo

Nel tuo esserci l'incanto dell'essere,
La vita, tua storia,
segnata dal desiderio d'essere
semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti,
come nessun altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia
la macchia dell'indifferenza,
della discriminazione, dell'oppressione…
in te l'amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l'affetto più puro
che mi fa uomo!

Eliomar Ribeiro de Souza




Devo paragonarti a un giorno d'estate?
Tu sei più amabile e moderato:
venti impetuosi scuotono gli incantevoli boccioli di maggio
e il corso dell'estate ha durata troppo breve;
talvolta l'occhio del cielo splende troppo intensamente,
e spesso il suo volto aureo viene oscurato;
e ogni bellezza dalla bellezza talora declina,
sciupata dal caso o dal mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà appassire,
né perdere la bellezza che ti appartiene;
né la morte dovrà vantarsi del tuo vagare nella sua ombra,
poiché crescerai, col passare del tempo, in versi eterni.
Finché ci saranno un respiro e occhi per vedere,
questi versi vivranno e ti manterranno in vita.

W. Shakespeare



Sonetto del dolce lamento


Ho paura di perdere il prodigio
dei tuoi occhi di statua, e quella nota
che di notte depone sul mio viso
il tuo respiro, solitaria rosa.

Ho dolore a vedermi in questa sponda
albero senza rami: e più mi angoscia
non possedere fiore, polpa o argilla,
da dare al verme della mia agonia.

Se tu sei il mio nascosto tesoro,
se mi sei croce e spasimo bagnato,
se sono il cane e tu sei il mio signore,

non mi togliere ciò che ho conquistato
e le acque del tuo fiume siano adorne
di foglie del mio autunno stralunato.

 Federico Garcia Lorca



Canzone d’amore

Per dire cos’ hai fatto
di me, non ho parole. 
cerco solo la notte
fuggo davanti al sole.
La notte mi par d’oro
più di ogni sole al mondo,
sogno allora una bella
donna dal capo biondo.

Sogno le dolci cose,
che il tuo sguardo annunciava,
remoto paradiso
di canti risuonava.
Guarda a lungo la notte
e una nube veloce-
per dire cos’ hai fatto
di me, non ho la voce.

Hermann Hesse




Il fiore calpestato

La faccia tra le mani
i graffi sui seni
niente più lacrime a lavarti la pelle
guardi nel vuoto e immobile tremi

e un gelo ti inchioda
povero fiore reciso e calpestato
sbattuto per terra
abusato ed umiliato

fatichi a respirare
non riesci più ad alzarti
non sai riaprire gli occhi
e immobile tremi…
è un esplodere di dolore
un oceano di rabbia
un grido di vergogna
un urlo silenzioso, gelido e dolente
che lacera la notte
e cresce lentamente

e niente più parole
e risate con le amiche,
quelle scarpe favolose,
quei brividi d’amore

è tutto andato in pezzi
è tutto calpestato
rimane la paura, l’abuso della carne,
l’angoscia che perdura…

bocche deformi,
mani che offendono,
palpano e straziano
risate sguaiate
rantoli di belve assetate di dolore
maledetti demoni,
vigliacchi e senza onore

e immobile tremi…
stai ancora tremando
piccolo fiore sbattuto per terra
senza conforto,
senza più amore.

Davide Serra