Festa della Mamma

                                                                                

                                                                               




Forse riusciremo un giorno

Divina essenza!
Hai plasmato le mie carni,
e con una dolce cantilena
hai infuso loro vita.
Mi hai dissolto nei tuoi sogni.
Mi hai vestito dei tuoi anni migliori.

Idolo fiero!
squadri e sventri il mondo
con il tuo sguardo severo e schivo,
e come nodosa quercia
penetri irriverente la terra
con le tue radici.

Icona malinconica!
Avvolgi i nostri silenzi
con struggenti preludi,
mi culli e indugi
al limite della nostra
solitudine.

Forse riusciremo un giorno
a lavare via l'odore
di tante parole non dette,
a sciogliere i naufragi
di tanti tramonti sospirati,
a schiudere la nostra caparbia bocca
e il nostro ventre.

E quel giorno sarà:
incenso,
ingorgo di pollini.

Diana Moretti





Mi ha fatto la mia mamma

Persone male informate
O più bugiarde del diavolo
Dicono che tu sei nato
Sotto a una foglia di cavolo!

Persone male informate
O più bugiarde del diavolo
Dicono che sono nato
Sotto a una foglia di cavolo!

Altri maligni invece
Sostengono senza vergogna
Che sei venuto al mondo
A bordo di una cicogna!

Altri maligni invece
Sostengono senza vergogna
Che sono venuto al mondo
A bordo di una cicogna!

Se mamma ti ha comperato
Come taluni pretendono
Dimmi: dov’è il negozio
Dove i bambini si vendono?

Se mamma mi ha comperato
Come taluni pretendono
Diteci: dov’è il negozio
Dove i bambini si vendono?

Tali notizie sono
Prive di fondamento:
Ti ha fatto la tua mamma
E devi essere contento!

Tali notizie sono
Prive di fondamento:
Mi ha fatto la mia mamma
E sono molto contento!
Tali notizie sono
Prive di fondamento:
Mi ha fatto la mia mamma
E sono molto contento!

Gianni Rodari




A mia madre
 
Non sempre il tempo la beltà cancella
O la sfioran le lagrime e gli affanni;
Mia madre ha sessant’anni,
E più la guardo e più mi sembra bella.
 
Non ha un accento, un guardo, un riso, un atto
Che non mi tocchi dolcemente il core:
Ah! Se fossi pittore,
Farei tutta la vita il suo ritratto!
 
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
Perchè io le baci la sua treccia bianca,
O quando inferma e stanca
Nasconde il suo dolore sotto un sorriso….
 
Pur se fosse un mio prego in cielo accolto,
Non chiederei di Raffael D’Urbino
Il pennello divino
Per coronar di gloria il suo bel volto;
 
Vorrei poter cangiar vita con vita,
Darle tutto il vigor degli anni miei,
Veder me vecchio, e lei
Dal sacrificio mio ringiovanit

E. De Amicis




  Consolazione 
 
 Non pianger più. Torna il diletto figlio

 a la tua casa. È stanco di mentire.

 Vieni; usciamo. Tempo è di rifiorire.

 Troppo sei bianca: il volto è quasi un giglio.

 
 Vieni; usciamo. Il giardino abbandonato

 serba ancóra per noi qualche sentiero.

 Ti dirò come sia dolce il mistero

 che vela certe cose del passato.

 

 Ancóra qualche rose è ne' rosai,

 ancóra qualche timida erba odora.

 Ne l'abbandono il caro luogo ancóra

 sorriderà, se tu sorriderai.

 

Ti dirò come sia dolce il sorriso

 di certe cose che l'oblìo afflisse.

 Che proveresti tu se fiorisse

 la terra sotto i piedi, all'improvviso?

 

Tanto accadrà, ben che non sia d'aprile.

 Usciamo. Non coprirti il capo. È un lento

 sol di settembre; e ancor non vedo argento

 su 'l tuo capo, e la riga è ancor sottile.

 

Perché ti neghi con lo sguardo stanco?

 La madre fa quel che il buon figlio vuole.

 Bisogna che tu prenda un po' di sole,

 un po' di sole su quel viso bianco.

 

Bisogna che tu sia forte; bisogna

 che tu non pensi a le cattive cose...

 Se noi andiamo verso quelle rose,

 io parlo piano, l'anima tua sogna.

 

Sogna, sogna, mia cara anima! Tutto,

 tutto sarà come al tempo lontano.

 Io metterò ne la tua pura mano

 tutto il mio cuore. Nulla è ancor distrutto.

 

Sogna, sogna! Io vivrò de la tua vita.

 In una vita semplice e profonda

 io rivivrò. La lieve ostia che monda

 io la riceverò da le tue dita.

 

Sogna, ché il tempo di sognare è giunto.

 Io parlo. Di': l'anima tua m'intende?

 Vedi? Ne l'aria fluttua e s'accende

quasi il fantasma d'un april defunto.

 

Settembre (di': l'anima tua m'ascolta?)

 ha ne l'odore suo, nel suo pallore,

 non so, quasi l'odore ed il pallore

 di qualche primavera dissepolta.

 

Sogniamo,  poi ch'è tempo di sognare.

 Sorridiamo. È la nostra primavera,

 questa. A casa, più tardi, verso sera,

 vo' riaprire il cembalo e sonare.

 

Quanto ha dormito, il cembalo! Mancava,

 allora, qualche corda; qualche corda

 ancora manca. E l'ebano ricorda

 le lunghe dita ceree de l'ava.

 

Mentre che fra le tende scolorate

 vagherà qualche odore delicato,

 (m'odi tu?) qualche cosa come un fiato

 debole di viole un po' passate,

 

sonerò qualche vecchia aria di danza,

 assai vecchia, assai nobile, anche un poco

 triste; e il suono sarà velato, fioco,

 quasi venise da quell'altra stanza.

 

Poi per te sola io vo' comporre un canto

 che ti raccolga come in una cuna,

 sopra un antico metro, ma con una

 grazia che sia vaga e negletta alquanto.

 

Tutto sarà come al tempo lontano.

 L'anima sarà semplice com'era;

 e a te verrà, quando vorrai, leggera

 come vien l'acqua al cavo de la mano.


 Gabriele d’ Annunzio





          
 Eroica

 

Nella mia prima infanzia militare

Schioppi e tamburi erano i miei giocattoli;

come gli altri una fiaba, io la canzone

amavo udire dei coscritti.

                                       

   Quando

Con sé mia madre poi mi volle, accanto

mi pose, a guardia, il timore. Vestito

non mi vide da soldato, in visita

da noi venendo, la mia balia. Assidui

moniti udivo da mia madre; i casi

della sua vita, dolorosi e mesti.

 

E fu il bambin dalle calze celesti,

dagli occhi pieni di un muto rimprovero,

buono a sua madre e affettuoso. Schioppi

più non ebbi e tamburi. Ma nel cuore

io li celai; ma nel profondo del cuore

furono un giorno i versi militari;

oggi sono altra cosa: il bel pensiero,

forse, onde resto in tanto strazio vivo.


Umberto Saba




   A mia madre
 

Ora che il coro delle coturnici

ti blandisce dal sonno eterno, rotta

felice schiera in fuga verso i clivi

vendemmiati del Mesco, or che la lotta

dei viventi più infuria, se tu cedi

come un’ombra la spoglia

(e non è un’ombra,

o gentile, non è ciò che tu credi)

chi ti proteggerà? La strada sgombra

non è una via, solo due mani, un volto,

quelle mani, quel volto, il gesto di una

vita che non è un’altra ma se stessa,

solo questo ti pone nell’esilio

folto d’anime e voci in cui tu vivi.

E la domanda che tu lasci è anch’essa

un gesto tuo, all’ombra delle croci

       
 Eugenio Montale





       
Supplica a mia madre

 

 
È difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

 
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

 
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere :

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia

 
Sei insostituibile.   Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

 
E non voglio esser solo.    Ho un'infinita fame

d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

 
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù

 
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

 
Era l'unico modo per sentire la vita

l'unica tinta, l'unica forma : ora è finita.

 
Sopravviviamo : ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

 
Ti supplico, ah, ti supplico : non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile...


    Pier Paolo Pasolini




Mamma


Mamma, son tanto felice
perché ritorno da te.
La mia canzone ti dice
ch'è il più bel sogno per me!
Mamma son tanto felice...
Viver lontano perché?

Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore
forse non s'usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!

Sento la mano tua stanca:
cerca i miei riccioli d'or.
Sento, e la voce ti manca,
la ninna nanna d'allor.
Oggi la testa tua bianca
io voglio stringere al cuor.

Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore
forse non s'usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!
Mamma... mai più!

Beniamino Gigli




Ora nel vento


Nell'oceano
Dei tuoi desideri repressi
Navigava il tuo credo di madre
Per istinto felina e protettiva .
"Donna partorirai con gran dolore "
e lo sapevi quando , per vocazione ,
sentivi dentro al tuo ventre
i palpiti e gli spasimi
e tu stringevi i denti
senza un lamento piena d'emozione .
Poi ad uno ad uno , col passar degli anni,
ti lasciarono sola per andare
in una terra dove il pane è duro
a fare i vu' cumprà o gli accattoni
ma tu non lo sapevi .
Nell'ultimo sospiro li chiamasti
Come un appello antico , una preghiera ,
e in quel momento
non tutti li vedesti al capezzale .
ora madre senza confini , senza più desideri
tu certamente ascolti
echi dei vu' cumprà , di quei tuoi figli ,
nel vento , nell'azzurro , nella pace
dei tuoi incomunicabili silenzi.

Luciano Somma





O Madre

O madre, nei pupurei occhi del tuo volto
io guardo i tuoi occhi misericordiosi.
O madre, la tua parola distruggendo la morte
si alza silenziosa nell'immenso cielo.

Sulla terra tutti ti riveriscono,
tutti ti onorano nelle fatiche della vita.
Fiduciosi mettiamo il corpo, l'anima, tutto
nell'incensiere dell'adorazione.
O madre, nei pupurei raggi del tuo volto,
io guardo i tuoi occhi misericordiosi.

Nel tuo vassoio d'oro oggi verserò lascrime di dolore
O madre ti cingerò il collo di una collana di perle.
Poco importa se i miei capelli diventano grigi,
son sempre giovane e vecchio,
come il più giovane eil più vecchio di questo villaggio.

Alcuni hanno negli occhi sorrisi semplici e dolci,
alcuni un furbesco ammiccare.
Alcuni piangono alla luce del giorno,
altri piangono nel segreto del buio.

Hanno tutti bisogno di me
e non ho tempo di rimurginare sull'eternità.
Ho la stessa età di ciscuno, e cosa importa
se i miei capelli diventano grigi.

Anonimo



 


Mamma parola d'amore


Mamma, il tempo chiede asilo
allo stupore delle tue pupille
e l'alfabeto attinge
alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.

Mamma, tu detieni le chiavi
del sole inesauribile,
anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso
e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.

Mamma, mi donasti un' infanzia
di pane fragrante, di acqua di fonte,
di uve passite al sole del sud.
Serbo ancora, intatta, l'innocenza
che in giorni lontani plasmasti con le tue mani
avvezze a scalare montagne di fatica.

Mani abili a cucire cieli
per i nostri aquiloni di fanciulle,
per i nostri saltelli alla campana,
nei meriggi assolati, di controra.

Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,
il profumo di mirto dei tuoi bucati,
quel candore di percalle e di vigogna
di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.

Tu sai di ninne-nanne e di carezze
di inverni col braciere e di certezze,
di camiciole di tiepida flanella
per rendermi l'infanzia ancor più bella.

Mamma, sei quell'albero frondoso
che agli affanni della vita dà riposo,
e nulla chiede, nulla per sé spera,
solo un sorriso, solo una preghiera.

Mamma, parola d'amore,
sia se detta dal labbro di un bimbo,
sia se detta da un vecchio che muore.

Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma
ogni volta che un figlio chiama, MAMMA

Anna Marinelli






Che cos' è una mamma 



Una mamma è come un albero grande


che tutti i suoi frutti dà:

per quanti gliene domandi

sempre uno ne troverà.

Ti dà il frutto, il fiore e la foglia,

per te di tutto si spoglia,

anche i rami si toglierà.

Una mamma è come un albero grande.

Una mamma è come una sorgente.

Più ne toglie acqua e più ne getta.

Nel suo fondo non vedi belletta:

sempre fresca, sempre lucente,

nell’ombra e nel sole è corrente.

Non sgorga che per dissetarti,

se arrivi ride, piange se parti.

Una mamma è come una sorgente.

Una mamma è come il mare.

Non c’è tesori che non nasconda,

continuamente con l’onda ti culla

e ti viene a baciare.

Con la ferita più profonda

non potrai farlo sanguinare,

subito ritorna ad azzurreggiare.

Una mamma è come il mare.

Una mamma è questo mistero:

tutto comprende, tutto perdona,

tutto soffre, tutto dona,

non coglie fiore per la sua corona.

Puoi passare da lei come straniero,

puoi farle male in tutta la persona.

Ti dirà: <<Buon cammin, bel cavaliero!>>

Una mamma è questo mistero.


       Francesco Pastonchi