ALEJANDRO JODOROWSKY PRULLANSKY -Tocopilla,1929
Scrittore cileno, naturalizzato francese- drammaturgo, poeta, saggista, fumettista e cineasta



SE LA MIA VOCE

Se della mia voce potessi liberarmi
per attorcigliare la tua gola alla mia
e solo usare quell'oceano
formato dalle tue parole che nettare sono
per la mia lingua di orfano di vedovo di straniero
Se smettere potessi d'essere assente
per trasformare la tua anima nella mia patria
lasciandoti sentire per una volta
l'impatto mortale del mio silenzio
In fondo altro non sono che il ricordo della tua voce.
Ogni volta che mi rifiuti
finisci di partorirmi.



A POCO A POCO


Poco a poco stai entrando nella mia assenza
goccia a goccia riempiendo la mia coppa vuota
là dove sono ombra non smetti di apparire
perchè soltanto in te le cose si fanno reali
allontani l’assurdo e mi dai un senso
ciò che ricordo di me è quello che sei
giungo alle tue sponde come un mare invisibile



SEI BELLA PERCHE' TI AMANO

Oggi stesso smetti di criticare il tuo corpo.
Accettalo com’è senza preoccuparti degli sguardi altrui.
Non ti amano perché sei bella.
Sei bella perché ti amano.



LE GELOSIE

Come un olio nero la tua assenza
invadendo i mobili, i vestiti , lo specchio
gli occhi dei mie gatti, ogni lettera
d’ogni riga d’ogni pagina d’ogni libro,
e più sotto alla ferita, niente,
solo la morta eco della tua voce
e io dentro al pozzo eternamente cadendo
senza raggiungere il tuo nome, scrigno d’acciaio
dove dormono per sempre le mie sementi.
Le tue carezze per l’altro nella mia pelle sono sferzate,
sono il cielo dell’alba attraversato da spine,
sono le lenzuola del letto trasformate in pantano,
sono le mie mani che graffiano l ‘aria fino a tirarne fuori sangue.
Non ho saputo offrirti tagliate su un piatto
né le mie orecchie nè le mia anima,
t’ho tirato rinchiusa in un cimitero pieno di lapidi
che portano solo il mio nome,
oggi avanzo nelle tenebre piangendo lacrime di sette metri
sotto la mia maschera di cane
mentre lontano lontano lontano e più lontano
balli cercando di assomigliare ai tuoi propri limiti.



QUANDO ATTRAVERSI IL VUOTO

Quando attraversi il vuoto che giace sotto il tempo
- lì dove i contrari altro non sono che dolori
del mio proprio misterioso cuore senza individuo -
solo allora i miei occhi si distaccano dal mondo
per vederti nel centro intorno al quale mi creo
Solo allora m’immergo nelle tue acque celestiali
e lo spazio indugia fino a che muore il tempo
e la coscienza nella mia materia è un dio indifferente
e l’attore e lo spettatore sono una stessa ombra
e nella fortezza mentale si apre un abisso verde
lì tu sola ci sei tu sempre tu definitivamente tu
vergine di carne in cui mi si è dissolta l’anima
luce rossa sangue dell’alba.



SPECCHIO IN FRANTUMI

Mi sentivo vuoto.
Non potevo scrivere,
ne` pensare ne` sentire.
Se mi avessero chiesto chi ero,
la mia risposta sarebbe stata:
-Sono uno specchio in frantumi-.



ASSENZA

Mi rivolto nella cenere
Cercando di trovare un po’ di brace.
Mi siedo a chiacchierare con l’ombra
Che un giorno d’estate hai dimenticato sul sofà.
Sogno le orme di passi
Che una notte persero la memoria.
Nessuno passò mai da queste parti.
Si affitta vuoto l’appartamento
Di una casa che non c’è più



NULLA POSSO DI TE..

Nulla posso dire di te trascorri nell’ombra
E’ per questo che nell’oscurità sei la mia guida
Innominabile mi offri la schiena
per il mio tatto e le mie ansie il cammino dei re
e nella tua superficie profonda cade il mio spirito cieco
un raggio assetato di se stesso Tu sei un’altra cosa
Posso entrare in te soltanto come interferenza
affinchè le mie carezze siano portate
come i resti d’un naufragio
dall’incommensurabile fiume di parole
che sotto la tua pelle attraversa l’infinito spazio del silenzio



CORRO PORTANDO..

Corro portando tra le mani come un carbone acceso
l’istante che agonizza. Insieme a me se ne vanno le stelle
e questo mulinello di materia intorno al niente.
Con i palmi ardenti ho trasportato il gioiello dal remoto
per offrirtelo come uno specchio: quello che vedi non è il tuo viso
ma un fiume in piena che si porta tutte le anime
tranne la tua e la mia. Il nostro incontro ci ha lasciato fuori
dallo spazio, dal tempo e da noi stessi.
Siamo definitivamente l’istante che non muore.



MI ROTOLO

Mi rotolo in tutte le ceneri
cercando di trovare l’unico fuoco.
Mi siedo a conversare con l’ombra
che un giorno d’estate dimenticasti sul divano.
Sono il sogno delle orme di alcuni passi
che una notte persero la memoria.
Nessuno mai è passato di qui.
S’affitta la camera vuota
d’una casa che ormai più non esiste.