VIAGGIO DEL SOLE
 
 
Il sole grave peso giornaliero
ebbe in sua sorte: e non hanno riposo
tanto il sole che i suoi cavalli quando
la bella Aurora, dalle dita rosee,
lasciando il mare, sale in oriente.
Il concavo giaciglio, molto bello,
fornito d'ali, e d'oro rilucente,
che le mani foggiarono d'Efesto,
 trasporta il sole, mentre dorme ancora.
L'aureo giaciglio muove dal paese
delle Esperidi, e via, a fior dell'onda
correndo, giunge presto sulla terra
degli Etiopi. Cavalli e cocchio sostano
qui fino a quando in cielo ricompare
l'Aurora mattiniera.
Allora il figlio d'Iperione sul suo carro ascende.


A SESSANT'ANNI (1)
 
Voglia il Cielo che, giunto a sessant'anni,
senza tristezze e senza malattie,
mi colga, infine, l'orrido destino.



(2) A SESSANT' ANNI

Io conterò fra poco sessant'anni
che è il principio dell'orrida vecchiezza,
di quell'età che innumeri malanni
apporta con la fin d'ogni dolcezza.
E scompare con essa la bellezza
del corpo cui, tra gli altri gravi danni,
perenne opprime mortale tristezza.
E' la vecchiezza età piena d'affanni.
Non più rosei pensieri nella mente.
Non più sorride al cuore la speranza.
Non più letizia, festa, riso o canto.
D'un fervido passato solamente
il lugubre pensiero in cuore avanza
del prossimo riposo al camposanto.



SIMILI ALLE FOGLIE
 

Noi, quali foglie che produce il tempo
di primavera tepida e ridente,
quando crescono presto sotto il sole,
noi similmente, per un tempo assai
breve, godiamo il fiore della vita,
non ricevendo dagli Dei nè bene
nè male. Stanno accanto a noi le Parche:
l'una tiene il destino, fra le mani,
della vecchiaia, l'altra, della morte.
Triste la sorte della stirpe umana.
Dura la giovinezza quanto dura
il giorno in terra. Allor che sopraggiunge
la fine della bella età, per l'uomo
meglio morire che restare in vita.
Molte sciagure affliggono i mortali
in questo mondo. L'uno perde i beni,
causa, questa, di pene e di miseria;
l'altro piange la morte dei figliuoli,
e sentendone molto la mancanza,
con gran dolore scende sotto terra; 
altri da grave morbo è logorato.
Sulla terra non vi è persona alcuna
a cui Giove non mandi molti mali.


PIETA' DI NOI
 

Pietà, Signore: da per tutto insidie
son tese contro noi, tristi mortali,
dalla terra, dagli uomini, dal cielo,
dalla natura, a volte cruda e cieca.
Alcun da lento morbo è consumato,
altri il figlio sì tosto estinto piange,
altri il fratello o l'adorata madre.
Il villanello a cui la terra è scarsa,
piange, chè a lui nel crudo verno manca
il pane, che lui sfami e i figlioletti.
Gli averi a questi toglie uomo rapace,
la vita a quello toglie uomo feroce.
Ora malore fiero, vasto, immane
compie stragi di balde vite umane.
Or cataclisma abbatte, strugge o brucia
città fiorenti, o pingui vasti campi.
Oh non c'è umano cui non prema il duolo,
oh non c'è umano che non pianga o gema:
tutta la terra piange, soffre e langue,
tutta la terra è immersa nel dolore.
Pietà di noi, di noi pietà, Signore.
 

SENZA L'ALMA AFRODITE
 
Che vita, che di bello ha il mondo senza
l'alma Afrodite? Ch'io possa morire
quando più non godrò di questi beni:
furtivi amori, dolci doni, gioie.
Della giovane età son questi i fiori,
mirabili per l'uomo e per la donna.
Poi, quando sopraggiunge la vecchiaia
squallida, grave affanno opprime sempre
il misero mortale, e non l'allieta
raggio di sole, è oggetto di disprezzo
alle donne, odioso anche ai fanciulli:
talmente ripugnante e vergognosa resero
i Numi all'uomo la vecchiaia.
 








MUSICA : CETRA E SALTERIO