OPERA LIRICA  ITALIANA NEGLI ANNI '800 


L’opera teatrale fu di gran lunga il fenomeno musicale dominante in Italia durante il secolo XIX.
L’attenzione del pubblico, dai tradizionali ceti nobiliari ed alto locati alla media e piccola borghesia, dimostrarono assai più attenzione alla produzione operistica rispetto ai generi di musica strumentale e sacra in genere.
La stessa linea di tendenza investì anche i maggiori compositori italiani, che si concentrarono prevalentemente sul genere operistico realizzando un prodotto estremamente apprezzato e riconosciuto anche all’estero.
La realtà artistica dell’opera in Italia fu, nel secolo scorso, anche un fenomeno sociale e di costume, che rispecchiò appieno le mutate condizioni sociali, i mutati equilibri tra i vari ceti e più in generale il crescente spirito patriottico che accompagnava le vicende storiche.
La vera e propria corrente artistica del romanticismo, anche se meno radicale di quella nata in origine in Germania, fu in Italia associata proprio al fermento interiore legata anche alle vicessitudini storiche che la nostra penisola visse in quei decenni; val la pena ricordare che il Romanticismo fu il primo vero e proprio movimento artistico-culturale che non nacque in Italia, ma che venne da noi “importato” dai paesi dell’Europa centrale.
Le tappe che portarono all’affermazione del movimento romantico in Italia possono essere riassunte come segue.
Nel 1816 venne pubblicato l’articolo dell’intellettuale Madame de Stael sulla rivista milanese “La biblioteca italiana”, riguardante l’utilità delle traduzioni. Questo articolo suonò come un monito ed un suggerimento ai pensatori, filosofi ed in generale artisti nostrani affinché ascoltassero ed accogliessero il movimento romantico dall’estero (Germania innanzi tutto).
Nel 1827 venne rappresentata la prima opera tipicamente di estetica romantica prodotta in Italia; si tratta del "Pirata" di Bellini.
Nel 1836 il patriota Giuseppe Mazzini, allora in esilio in Francia, pubblicò un fascicolo intitolato “Filosofia della Musica”, nel quale esaltava Rossini, ponendolo al vertice dei compositori nostrani. In tale pubblicazione Mazzini indicava inoltre le sue teorie sulle linee guida della riforma operistica italiana per gli anni a venire (dopo Rossini appunto). Seguendo le sue ben note idee patriottiche, i fini da perseguire nel fenomeno teatrale erano imbevuti di moralità, messaggi forti di unità politica e sociale. L’articolo era dedicato ad un ignoto (Ignoto numini) ed ipotetico compositore, che avrebbe dovuto raccogliere e tradurre in pratica le proprie idee. Esse verranno poi seguite, inconsciamente, da Donizetti, Bellini e Verdi.
La realtà artistica del teatro italiano ottocentesco fu un fenomeno legato strettamente al fattore impresariale. Moltissime erano infatti nel periodo le stagioni effettive sia nei teatri principali, a cui accedevano prevalentemente i ceti più alti, sia in quelli secondari frequentati da medio-basso borghesi. Quelle principali erano articolate nei periodi di carnevale, di quaresima, autunnale ed estiva.
La richiesta di produzione era assolutamente imponente e gli impresari allestivano una quantità di serate davvero rimarchevole. Spesso all’interno della stessa stagione venivano ripetute anche per diverse serate le opere di maggior successo.
In questo periodo vennero a tal scopo edificati molti nuovi teatri, con tecniche decisamente più moderne, molti dei quali sono ancora attivi.
Altro fenomeno direttamente collegato allo sviluppo del teatro italiano, fu il fiorire dell’editoria musicale, ad opera di varie case come la Ricordi (fondata nel 1808) che via via diventarono un importante anello di congiunzione tra gli impresari teatrali da una parte e i compositori e i librettisti dall’altra. Sempre più spesso infatti le case editrici curavano le edizioni operistiche rendendole via via sempre più dettagliate e comprensive anche di vere e proprie guide di sceneggiatura e di rappresentazioni costumistiche, per fornire un prodotto quanto più possibile completo a coloro i quali si sarebbero dovuti occupare della messa in scena delle opere.
Una piaga dilagante, contro la quale gli editori dovettero combattere, fu il fiorire del mercato della pirateria che spesso permetteva ad impresari senza scrupoli di rappresentare le opere senza il diretto consenso dell’autore e dell’editore, evitando così il pagamento degli oneri dovuti.
In tal senso decisive furono l’istituzione della legge sul diritto d’autore, largamente caldeggiata dai compositori (Verdi in prima linea) e dalle case editrici nel 1865, con notevole ritardo rispetto ad altre realtà europee (vedi Francia), e l’istituzione di organismi (la SIAE prima di tutto, nel 1882) a tutela del diritto d’autore.
Caratteristiche dell’opera romantica:
Libretti: Rispetto alla tradizione classica, aumentò l’importanza del compositore nella scelta dei libretti. I testi erano spesso di illustri scrittori (es. Arrigo Boito, Felice Romani, …) ma la collaborazione con il compositore si faceva sempre più stretta. Gli argomenti prescelti, maggiormente apprezzati dal pubblico, non erano più ambientati nell’antichità classica, come avveniva nei secoli precedenti, ma nel periodo medioevale (trattano temi spesso cavallereschi, amorosi, intriganti) e nel periodo barocco e classico. Elemento apprezzatissimo e sempre presente, era la cornice storica verosimile, che faceva da sfondo alle vicende di scena. In tal senso ricordiamo che proprio l’800 era il secolo che vide la nascita del genere letterario del romanzo storico ad opera di W.Scott e di A.Manzoni. Particolarmente gettonate dai compositori erano le vicende ambientate nell’Inghilterra e nella Spagna.
Personaggi: Si distinguevano molto più nettamente le figure dei personaggi, identificate con le varie voci anche grazie ad una abbinamento in base alla resa timbrica molto più attento che in passato. Sempre presenti erano due personaggi maschili, nettamente distinti in un Basso (figura cattiva) e un Tenore (personaggio buono e virile), che spesso soccombeva alle avversità della vita. Presenti inoltre, anche se non sempre, due personaggi femminili: la donna “fatale”, vivace, e alle volte scomoda, si contrapponeva a quella buona e dolce. Dapprima queste due figure erano affidate a due soprani (declinava infatti l’uso del Contralto femminile che piaceva tanto a Rossini), rispettivamente uno drammatico e virtuoso, l’altro più lirico e dolce, con un canto più semplice.
Finale: In contrapposizione al finale quasi sempre positivo dell’opera settecentesca, qui le conclusioni diventavano, tranne pochissimi casi, spesso funeste, anche se alle volte, nonostante la morte del personaggio principale, si arrivava ad una situazione di pentimento/redenzione e di riconoscimento degli errori commessi (concetto di catarsi).
Musica: Rossini fu sempre il punto di riferimento formale fino a Verdi. C’era sempre interesse per le forme classiche (es. aria bi-partita cantabile con cabaletta). La sinfonia d’apertura, organizzata in forma classica, vene pian piano sostituita dal preludio, un pezzo più breve e libero. L’aria venne spesso sostituita da una forma più semplice e cantabile, la romanza, costituita in una sola parte, strofica, di carattere non virtuosistica. Da Rossini in poi, grande importanza rivestì il coro, che non aveva più solo funzione accompagnatoria, ma diventava parte attiva nel dramma. Spesso rappresentava la coralità delle persone, il popolo, e pertanto rivestiva un ruolo  molto apprezzato dal pubblico ottocentesco. Il virtuosismo vocale era meno richiesto rispetto al passato. Si prestava maggiore attenzione alle capacità vocali intese come cantabilità e timbrica. Tramontava la voce del Castrato, oltre a quella del contralto maschile. Nascevano le figure del Baritono e del Mezzo-Soprano.


   BELLINI
   DONIZZETTI
   VERDI
   ROSSINI
  PUCCINI

PACINI
    
 MERCADANTE