Rainer Maria Rilke





O AMOROSE, ADDENTRATEVI TALORA

O amorose, addentratevi talora
nel fiato estraneo, non a voi rivolto,
fatelo aprirsi sopra il vostro volto :
vibra dietro di voi, rinchiuso ancora :

voi che beate, voi che salve siete,
voi che l'avvio sembrate dare al cuore,
che siete archi agli strali e insieme mete :
piú eterno il riso nel pianto ha splendore.

Non vi sgomenti il patire, gli strazi
grevi rendete al peso della terra;
son gravi i monti, gravi i mari. Fino

gli alberi che già piantaste piccine,
fatti ormai troppo grevi, chi li afferra
piú e porta? Ma le brezze... ma gli spazi...




 LA NOTTE E L'ANIMA

In grembo alla notte nevosa, d'argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.

Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l'anima mia.

E mi domandi perché mai si tace
l'anima mia, senza versarsi in grembo
alla notte che sogna?

Colma di me, traboccherebbe tutta
a spegnere le stelle.




IL RISVEGLIO DEL VENTO

Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito in ascolto.
Pallide stan tutte le case intorno;
tutte le querce, mute.
 



SII PAZIENTE

Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e...
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.



A LOU ANDREAS-SALOME'


Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perché
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra.



ANNUNZIO DI PRIMAVERA


Se sciolto il gelo.
Un'ansia soccorrevole si stende
sui grigi campi ignudi, all'improvviso.
I ruscelletti mutano la voce.
Labili tenerezze
trascorron, giù dall'etere, la terra.
Vanno i sentieri, lieti d'apparire:
vanno lontano.
E per l'albero spoglio, ecco, d'incanto,
tu vedi - espressa - un'anima salire.



PASSEGGIATA


Lo sguardo mio già l'assolata attinge
erta del colle, che sul fondo spicca
dell'agreste sentiero in cui mi avvio.

Così, da lungi, ne sorprende e accoglie
ciò che sfiorare non potemmo; e brilla
in piena luce; e ci tramuta pure
non raggiunto e non tócco in ciò che siamo
senza saperlo, un po' presàghi solo.

Muto risponde al nostro cenno, un cenno.
Ma noi s'avverte un soffio, un soffio appena -
cui spira contro il vento.



DAMA ALLO SPECCHIO


Come droghe in narcotico, pian piano,
nel lucente fluir della specchiera
ella discioglie le sue pose stanche,
dentro v'immerge tutto il suo sorriso.

Ed ora, attende che l'acqua ne salga.
Poi, gitta in essa le chiome pesanti;
e, svelando dall'abito di gala
la maraviglia delle spalle ignude,
l'imagine di sé, tacita, beve.

Beve così, come berrebbe ebra
bocca d'amante: assaporando a sorsi,
diffidente, gelosa. - E accenna. E chiama
la camerista solo allor che al fondo
del muto specchio ella ritrova e fisa
- fra luci e forme della stanza assorta -
squallido il volto d'una tarda età.




INCONTRO NEL VIALE DI CASTAGNI


La verde oscurità, sui limitare,
come un serico manto lo ravvolse
entro la sua frescura. Ed egli - stretti
i lembi a sé - si drappeggiava intento,
quando lontano, al trasparente e fermo
limite opposto, fuor dal sole verde,
quasi irrompendo da verdi cristalli,
una bianca figura balenò.

Per indugiar, da prima; indi, avanzare.
Ad ogni passo, traboccò lo scroscio
della luce su lei, fendendo i rami;
mutevole ingrandì con le sue forme:
ma dietro le sfuggìa, trepida e bionda.

L'ombra, d'un tratto, si fece profonda.
Un lampo d'occhi divampò vicino,
grande sul volto ignoto eppur preciso,
che visse in marmo sculto il solo istante
in cui l'incontro si staccò - fugace.

Fu, nell'attimo, eterno: un nulla, poi.



I PARCHI

Un impeto tenace i parchi scuote
dalla lenta agonia che li dissolve.
Grevi di cielo, sono: invitta specie
sopravvissuta a dilagar nei piani
fulgidi d'erba ed a ritrarsi alfine
altera sempre del sovrano sfarzo
che la difende, e che si esalta ognora
quasi cosciente, in quel superbo adergersi
dei parchi in sé - per poi receder, soli,
maestosi purpurei sgargianti.

I viali, d'ogn'intorno,
- piano - t'han preso già.
Non so qual vago cenno, ora, persegui
che ti richiama, e va.
Ecco: repente travarchi
nell'ombra raccolta ospitale
che avvolge - fra quattro sedili
di pietra - una vecchia fontana.

Il Tempo, sperduto qui sembra:
agonizzante, e solo.
Sugli umidi plinti
che, vuoti, sorreggono il vuoto,
tu levi un profondo
sospiro d'attesa,

nel mentre l'argenteo
stillare dell'acqua
dinanzi alla cerchia di tenebra,
fidente, ti accosta; e rimormora,
sommesso, segrete parole.

D'attorno, repente, tu avverti,
protese, le pietre origliare:
t'irrigidisci, muto.

Tu avverti che non un sentiero
- qui - si sofferma e sta:
ma tutti, pian piano,
portati dal dolce pendìo,
si lasciano andare,
digradan su placide scale
pei verdi terrazzi, tra'l folto
che insieme li attarda e li avvia,
infino agli stagni remoti,
ove il parco, fraterno, li dona
regalmente allo spazio regale.
E questo li prende, li invade
di lampi e baleni,
ne trae lontananze con sé,
allor che dall'ultima chiostra
di tutti i vivai,
alla danza serale delle nubi
s'avventa pei cieli.
Lo specchio dei laghetti sonnolenti,
ove più non si bagnano le Ninfe,
ritiene i loro pallidi fantasmi
- come annegati - al fondo.

Lontane balaustre
fan prigioniero il parco.

Traversa l'aria un umido cadere
di foglie morte, quasi digradasse
giù per scale invisibili.
Squilla, sinistro il grido d'ogni uccello
e sembra avvelenato ogni usignolo.

Qui, non sparge i suoi doni Primavera
sovra i cespugli increduli.
Superstite, disfatto,
un vecchio gelsomino
esala pigro torbidi profumi
commisti a questo lugubre sentore
di agonizzanti cose.

Tu procedi; e t'insegue un silenzioso
nembo di moscerini,
come se d'improvviso, a le tue spalle,
tutto svanisse nel disfacimento.
 

 

SE UN GIORNO TI PERDESSI


Se un giorno ti perdessi,
riusciresti a dormire senza
che il mio sussurro vasto ti accarezzi
come chioma di tiglio sulla fronte?
Senza che io resti a vegliarti
deponendo, quasi palpebre,
parole sui tuoi seni,
le tue membra, la tua bocca.
Senza che io ti chiuda per lasciarti
sola con tutto quel che è tuo
come un giardino e il suo rigoglio
di anice stellato e di melisse.




LA PANTERA

 
Il suo sguardo, per lo scorrere continuo delle sbarre,
è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
E’ come se ci fossero mille sbarre intorno a lui,
e dietro le mille sbarre nessun mondo.

L’incedere morbido dei passi flessuosi e forti,
nel girare in cerchi sempre più piccoli,
è come la danza di una forza intorno a un centro
in cui si erge, stordito, un gran volere.

Soltanto a tratti si alza, muto, il velo delle pupille.
Allora un’ immagine vi entra, si muove
Attraverso le membra silenziose e tese
E va a spegnersi nel cuore.




GENNAIO


Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco
splendore
riveste ogni ramo, via via.
Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intense.
Rintoccano l'ore. Ne viene
percosso ogni bimbo, tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto di un ciocco
che in lampi e faville , rovina.
In niveo brillar di lustrini
il candido giorno là fuori s'accresce,
diviene sempiterno, infinito.




POESIA EROTICA


Come ti chiamavo. sono i muti richiami che in me sono diventati dolci.
gradino su grandino mi spingo dentro di te e
chiaro sale il mio seme come un bambino.
tu, montagna originaria del piacere: di un tratto esso balza
senza fiato sulla tua intima vetta.
o lasciati andare e senti come si avvicina;
perchè tu cadrai, quando la sopra esso farà cenno.




UN GIORNO ESISTERA'


Un giorno esisterà la fanciulla e la donna,
il cui nome non significherà più
soltanto un contrapposto al maschile,
ma qualcosa per sé,
qualcosa per cui non si penserà
a completamento e confine,
ma solo a vita reale:
l'umanità femminile.
Questo progresso trasformerà
l'esperienza dell'amore,
che ora è piena d'amore,
la muterà dal fondo,
la riplasmerà in una relazione
da essere umano a essere umano,
non più da maschio a femmina.
E questo più umano amore
somiglierà a quello che noi
faticosamente prepariamo, all'amore
che in questo consiste,
che due solitudini si custodiscano,
delimitino e salutino a vicenda.