VIRGILIO

             


ORFEO

E già Orfeo tornava, vinto ogni pericolo,
ed Euridice veniva verso la luce del cielo
seguendolo alle spalle (cosí impose Proserpina),
quando una follia improvvisa lo travolse,
da perdonare, certo, se i Mani sapessero perdonare.
Orfeo già presso la luce, vinto d'amore,
la sua Euridice si voltò a guardare.
Cosí fu rotta la legge del duro tiranno,
e tre volte un fragore s'udí per le paludi d'Averno.
"Quale follia", ella disse, "rovinò e me infelice,
e te, Orfeo? Il fato avverso mi richiama indietro,
e il sonno della morte mi chiude gli occhi confusi.
E ora, addio: sono trascinata dentro profonda notte,
e non piú tua, tendo a te le mani inerti."
Disse; e d'improvviso svaní come fumo nell'aria
leggera, e non vide piú lui che molte cose
voleva dirle e che invano abbracciava le ombre;
ma chi traghetta le acque dell'Orco
non gli permise piú di passare di là dalla Palude.
Che poteva egli fare? Dove andare ora che la sposa
gli veniva tolta ancora con violenza? Con quale
pianto impietosire i Mani, con quale canto i Numi?
Ormai fredda, essa navigava nella barca dello Stige.
Dicono che Orfeo pianse, per sette mesi, senza quiete,
sotto un'alta rupe in riva al deserto Strimone,
e che narrò le sue pene dentro gelidi antri,
facendo mansuete le tigri,
e traendosi dietro le querce col canto :
cosí dolente usignolo tra le foglie di un pioppo
lamenta i figli perduti, che crudel aratore
tolse dal nido, ancora senza piume; e piange
piú la notte, e ripete da un ramo il canto desolato,
e le valli riempie di melanconici richiami.
Nessun amore, nessuna lusinga di nozze,
persuase l'animo d'Orfeo. E andò per i ghiacci boreali,
per il Tànai nevoso e le terre dei Rifei
sempre coperte di gelo, lamentando Euridice
e l'inutile dono di Dite. E le donne dei Ciconi
sdegnate per l'amore respinto,
nelle orge notturne, durante i riti di Bacco,
dispersero per i campi le sue membra dilaniate.
Anche quando il capo, staccato dal candido collo,
l'Ebro Eagrio portava travolgendolo nei gorghi,
la voce, e la lingua ormai gelida: "Euridice'',
chiamava mentre l'anima fuggiva: "O misera Euridice",
"Euridice", ripetevano le rive lungo il fiume.